16 posts tagged “creatività”
Sono uscito dal Conservatorio di Padova nel 1997. Ricordo che per l'esame di decimo anno il mio maestro di piano mi propose un pezzo dedicatogli da un suo amico compositore tempo addietro. La caratteristica saliente del brano era che andava eseguito non solo alla tastiera, ma anche agendo direttamente sulle corde del pianoforte con unghie e polpastrelli. Per far questo era necessaria una mappatura dello strumento con del nastro di carta, unico modo per farmi riconoscere a colpo d'occhio la nota da suonare. Pertanto mi recai anticipatamente in auditorium per la "preparazione" sopraccitata, non senza un certo stupore da parte del custode che mi vide armeggiare con oggetti certamente poco consueti rispetto al contesto. A ben vedere non era una cosa del tutto nuova. Si trattava in realtà di una prassi abbastanza comune in numerose partiture di musica colta contemporanea, specie statunitense. Ricordo tra le altre cose che, utilizzando una matita e il tappo di una penna a inchiostro cancellabile (di quelli, cioè, col gommino), inventai una sorta di martelletto volante, che per la parte percussiva del brano, cioè quella che avrei dovuto eseguire con le dita, andava a mio avviso molto meglio.
A distanza di oltre un decennio questo ricordo si accompagna a due considerazioni: (1) John Cage (musicista che introdurrò tra poco) era anche un filosofo sociale; (2) il nastro carta è un'oggetto molto utile, se lo usiamo creativamente.
Due parole su John Cage
Musicista americano attivo dagli Anni Cinquanta, fu l'inventore del preparated piano (sostanzialmente un pianoforte a coda con suono modificato dall'introduzione di oggetti tra le corde), e introdusse il concetto di anarchia nelle sue partiture musicali, fino a sconfinare nella musica fatta solo di silenzio (in lui fu notevole l'influsso del pensiero Zen), piuttosto che in configurazioni del tutto nuove nella concezione del suono e del tempo musicali: opere con percussioni e strumenti bizzarri (tazzine di riso, giradisci, apparecchi radiofonici), piuttosto che della durata potenziale di svariati anni, così come per organici vastissimi (un'intera città, ad esempio), e via discorrendo... [JC in Wikipedia]
Questo per la parte musicale. Ma John Cage fu anche un filosofo a tutti gli effetti. E spesso la sua "musica non musica" aveva una connotazione polemica sulla capacità di ascoltare (qualsiasi cosa), sul fatto che in fondo tutta la musica (e tutto il sapere) non fosse altro che un'attitudine dell'ascoltatore a percepire con attenzione le miriadi di configurazioni sottilissime della natura circostante.
Quello che più mi affascina di John Cage, e di molti altri come lui, è la capacità di unire cose distanti tra loro. Cioè: di unire "pezzi che la società e i codici comuni tendono a separare" per ottenere oggetti più interessanti di quelli già presenti. Cosa che io chiamo Creatività, esattamente come nell'idea del matematico francese Henri Poincarré.
Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine [...] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un'esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere [...] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti. [Scienza e Metodo, 1906]
Ho pensato oggi al nastro di carta come all'alternativa più straordinariamente comoda, versatile e del tutto sostituibile ai costosi Post-It. Questa trovata è in fondo figlia di una sostituzione: non andare in cartoleria, vai in ferramenta. Quante cose potrebbero essere fatte meglio sostituendo un'ovvietà? Secondo me molte.
Domanda: Quali sono le infrastrutture politiche, sociali e logistiche che ci impediscono di vedere le nuove combinazioni utili e di trasformarle in soluzioni?
Vi lascio con questa riflessione interrogativa e intanto mi guardo il DVD di Barbarella.
Esistono sostanzialmente due tipi di blog: quelli che parlano di un autore parlando di qualsiasi cosa, e quelli che parlano di qualsiasi cosa tramite le "ossessioni filtro", solitamente poche (solitamente, ma non sempre, vedi alla voce Fabio "MacAdam" Fracas, che è editor, archeologo, informatico, fisico, formatore ed esperto di giochi di ruolo), di un autore. I primi sono dei semplici diari web. I secondi somigliano più a riviste in forma di diario web.
Che tipo di blog è Phil Place? Rispetto a ciò che sono io, non è un blog del primo tipo: lo è Phil Page; ma neppure del secondo: lo è Phil75 - Giardino Pitagorico. Non è neppure una via di mezzo, dato che una via di mezzo potrebbe essere Creative Landscape. Possiamo dire che fino ad oggi Phil Place è stato un blog fluttuante tra questa e quella tipologia.
Postulato Esperienziale: Il fatto è che il web è un luogo infinitamente esplorabile, e più lo esplori e più vuoi esplorarlo, con progressivo allargamento del tuo fondoschiena. Dunque limitati, razionalizzati, conosciti.
Ho notato una cosa: il Web funziona (almeno per me, cioè per il mio concetto di funzionamento) quando estende logiche realmente collocabili in un territorio comune e fisico. Come estensione, un blog si riferisce a qualcosa di preesistente. Prolunga l'esistente. Lo amplifica.
Dunque, in questa fluttuante estensione di me stesso, il mio "journal-magazine" digitale multitematico, l'idea programmatica diventa una sola: parlare di più; nel senso di comunicare di più. Utilizzo da ora l'agenda come bacheca per tutte le idee da mettere sul Web. Ci attacco vari Post-It con tutto quello che mi viene in mente. La prima pagina, la seconda pagina, la ritualità nell'attribuire un significato a singole sezioni e specifici spazi: uso tutti questi elementi come spazio di accumulazione a più settori. Quello che ho da dirvi sapete d'ora in poi da dove arriva. (Seguiranno foto.)
Utilizza Delicious come Fonte di Ispirazione - Un nuovo mio articolo su Giardino Pitagorico. Da tempo non mi dedicavo all'ambito creativo formativo, e allora... Mi sto dedicando all'integrazione tra strumenti web e creatività in genere.
Parla il Mio Moleskine - Il mio diario su Phil Page LiveJournal continua a piacermi. Specie quando testimonia apprezzamenti. (A proposito, Silvia. Divertita al concerto?)
Ho aperto un nuovo blog (ehm). Si intitola Moleskina Phil, dedicato al mondo della scrittura e della lettura.
Due nuovi spazi sul web.
Il primo è quello degli amici superenergizzanti di Performando, che si occupano di formazione manageriale attraverso strumenti innovativi, e con mio vivo piacere hanno utilizzato un mio pezzo sintetico per il sottofondo sonoro del sito (leggi qui).
Il secondo è mio, ed è uno spazio MySpace. Più volte ho affermato di non apprezzare la grafica di MySpace, ma in questo caso mi sono dovuto ricredere; cioè, attraverso il consiglio di una donna ho avuto modo di ricredermi e di modellare PhilGeekSpace, che esteticamente vedevo come una carta da parati Anni Sessanta. (Quanto al layout, però, lo cambierò spesso.)
Come vedete ho cambiato look. Non è semplice scrivere in un qualcosa che è stata collocata nella categoria blog personali. Io faccio, lo sapete, varie cose. Non moltissime, ma varie, e parlare di me significa parlare di questa molteplicità. A volte la snocciolo una cosa alla volta. Altre volte la elenco, aggregata. E trovare un elemento comune non è semplice, e forse è impossibile.
Tuttavia, solleticato dalla catalizzatrice Stregadicarta, mi sono deciso a personalizzare questo mio spazio. Il tema è (banalmente?) quello della creatività. Mi sento un pensatore sufficientemente divergente (e opportunamente convergente) per presentarmi così. Che si parli di eventi, musiche, serate, persone, arte, management, produttività, cibo, locali, scrittura, lettura, progetti e quant'altro, spero che qui se ne parli nell'ottica dell'innovazione rispetto ai miasmi del nostro presente. Da qui in poi, e da qui a ritroso, buon divertimento.
E voi? Che ne pensate del mio nuovo skin?
Report Cena Blogger. Su Creative Landscape un piccolo resoconto della mitica cena del mitico gruppo. Tecnologia geek e birra a fiumi. Seguiranno materiali multimediali.
MindMapping VS RicoClustering. Visto l'interesse nell'incontro di cui sopra, ripropongo l'articolo di Sacha Catalano con un mio addendum metodologico. Ne riparleremo. (Ciao Gigi!)
Moo | We Love Printing. Vi sono piaciute le mie minicard eh!
I see that you're in Italy. We're considering launching an Italian version of Urbis very soon. Do you know how we can reach out to more Italian writers? [...]
Best,
-- Steve
Founder, www.urbis.com
Insomma, mi hanno chiesto di pubblicizzare un po' questo sito (effettivamente ben strutturato) dove sostanzialmente si postano dei componimenti di vario genere -- dalla poesia al plot romanzesco, dall'haiku alla sceneggiatura cinematografica, fino al testo teatrale e alla nonfiction, al trattato, e così via... -- per ricevere utili dritte dalla community.
Funziona così: Voi postate il documento, lo modificate (viene tenuta traccia delle versioni), e gli altri vi danno dei consigli su come migliorarlo. Vengono così acquistati dei crediti, che possono essere spesi in una sorta di baratto che ha come scopo l'affinamento delle abilità.
Come leggete, questo fantomatico Steve auspicherebbe una versione italiana della cosa. In America piace molto. Ci sono anche vari editori che tengono d'occhio Urbis, e molti hanno pure pubblicato le loro produzioni letterarie. Insomma, mi date una mano? Se conoscete qualcuno che ama scrivere, fatelo iscrivere. Tanto è tutto gratis.
Da qualche tempo ho la mania del look. Non che il look mi interessi come "moda". Anzi, il contrario. Io detesto le mode. Il solo vedere una moderna scolaresca di sbarbatelli, dove tutti portano la stessa pettinatura e gli stessi sempiterni onnipresenti occhiali che tutti voi conoscete, mi suscita pulsioni violente. Ma mi interessa moltissimo lo stile, il linguaggio, e forse qualcosa in più si potrebbe dire con le cose che uno indossa.
Detto questo, ho iniziato a cercare febbrilmente accessori particolari e specifici: un cappello fatto in un certo modo, di un certo colore, di una specifica lana che mi ricorda un dato peridodo, sensazioni, percezioni; una sciarpa arabescata (io adoro le sciarpe, specie se sono coloratissime sullo sfondo grigionero di ciò che indosso); e infine... degli occhiali che facciano rima con questi "da avviatore". E li ho trovati, ah ah! Eccome!
Sto leggendo un testo di Bergonzoni, inviatomi da Stregadicarta. Il testo in questione mi sta a sua volta suonando completamente. Ha come l'effetto di un punch rovente dopo una pinta di birra. (Se vi capiterà di sentirmi in chat a storpiare parole in battute che capirete dopo qualche minuto di contemplazione, e che provocheranno in voi probabili crolli psicofisici, ringraziate lei. In ogni caso è un testo veramente sublime. Un'occasione di catarsi.)
Sto pensando di salire sull'altopiano ascoltando musiche easy listening di Burt Bacharach. Da qualche parte dovrei trovare quel CD di bossa nova (by Cinevox) che mi regalò Darione. Roba così. Amo molto le conifere oscure che scorrono ai lati della strada, appena superati i tornanti, prima dei centri abitati. Mi piace immaginare il tutto con queste colonne sonore. Bello arrivare a casa accompagnati dalla voce di Dionne Warwick.
Sto scrivendo un resoconto del raduno del 28 in forma di annotazioni libere, usando Google Docs & Spreadsheets. L'ho anche messo in condivisione con Paolone, Andreone e Alessio(ne?). Sharing is good. Vecchio adagio Skype.
Questa dedica di sopra -- ispirata, tra le altre cose, a un noto video dei Beastie Boys, qui citato per un'atmosfera di casinismo che pare aleggiare attorno alla protagonista (in questi contesti ci vorrebbe Darione, il mio amico exDJ, consulente per musica discofricco, intrighi politici miscellanei e software open source... ma questa è un'altra storia) -- apre il dibattito.
Chi è explodingirl? La sorella di Stregadicarta? E se sì, sono siamesi sul serio? Trattasi di sola metafora per sottolineare una loro affinità elettiva pronunciata? (Parlo così perchè so che ad ascoltarmi è una letterata.) E qual'è il vero nome della maghetta di cellulosa? Ananìa? Valentina?
Fuori il rospo! (Phil afferra con violenza la lampada da lavoro a incandescenza, puntandola sulle due voxer.)
NOTA -- L'autore ha appena ricevuto la notizia che Ananìa (piuttosto che Anània, non saprei) è in realtà il cognome (di entrambe?). Questo significa che Stregadicarta dovrebbe chiamarsi Valentina Anania. Mmh. Bello, però. Bello anche come suonerebbe tipo nickname: valentinanania. Fumettoso.